TESTIMONIANZE DALLE ZONE – LA VOCE DI ANTEAS DI AREZZO
L’ ANTEAS DI AREZZO SI CONFRONTA ANCORA UNA VOLTA CON GLI STUDENTI – Anche quest’anno l’Anteas di Arezzo ha voluto misurarsi e scambiare idee e opinioni con gli studenti delle scuole superiori del capoluogo. L’iniziativa – svoltasi nell’ambito del “Progetto Scuola e Volontariato in Toscana”, promosso dal Centro Nazionale per il Volontariato e finanziato da Cesvot, rappresentato, in Provincia di Arezzo, dall’operatrice Roberta Perlini – si è concretizzata, nello scorso mese di marzo, in due incontri con gli studenti di due classi terze dell’Istituto “Piero della Francesca” di Arezzo, alla presenza di una loro insegnante, la Prof. Nadia Fusai. Durante il primo incontro, il confronto tra due volontari Anteas e gli studenti ha avuto per tema “Anziani e giovani si raccontano”, durante il secondo è stato affrontato l’argomento “Donne e società ieri e oggi”.
Dopo una breve autopresentazione e un’altrettanto breve presentazione dell’Anteas, il seguente brano di un articolo tratto da una rivista, scritto presumibilmente da un padre di famiglia, è stato usato come introduzione al primo argomento:
I figli non sono “doni del Signore”. Non sono neppure “carne della propria carne”. O, come diceva Mario Merola, il re della sceneggiata, “piezz’e core”. Sono piuttosto dei perfetti estranei che ti crescono in casa, e di cui non sai nulla. Fantasmi che ti girano intorno senza farsi notare troppo, e di cui non conosci i pensieri, i desideri, le paure. Capricciosi coinquilini da sedare con regolari iniezioni di televisione, sport e Internet. Abbastanza irresponsabili da spingerci a non fidarci di loro, ma abbastanza responsabili da farci ritenere di poterli abbandonare a loro stessi per gran parte della giornata. Fortuna che ci sono gli estranei ad occuparsene. C’è la scuola, ci sono gli amici, e c’è perfino lo Stato. (Andrea Maselli, “Computer idea” n. 258, del 3 marzo 2010, p. 4).
Successivamente, una breve presentazione del film “L’attimo fuggente”, di Peter Weir, ha preceduto la proiezione delle prime scene, che presentano la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 1959 nell’aristocratico college “Welton” in Vermont, le prime lezioni tenute da professori severi e tradizionalisti, l’arrivo, davanti agli allibiti allievi, del giovane prof. Keating, estroso, irriverente, anticonformista e insegnante di anticonformismo, oltre che di letteratura americana.
Alla proiezione è seguita una breve discussione con gli studenti, durante la quale sono state espresse le seguenti considerazioni: le società sono rette da regole che i membri sono tenuti a rispettare; i giovani, e non solo loro, spesso sono insofferenti nei confronti delle regole sociali; la scuola è una parte della società e ha le sue regole; alcuni gruppi e istituzioni scoraggiano in modo intransigente comportamenti non convenzionali; chi non rispetta le regole dei gruppi e delle istituzioni deve essere consapevole che c’è un prezzo da pagare, che può essere altissimo; tra insegnanti e allievi, tra padri e figli, tra giovani e anziani c’è spesso incomprensione; non è facile essere genitore, non è facile essere insegnante, non è facile essere giovane, non è facile essere figlio…
Il secondo argomento (Donne e società ieri e oggi) è stato affrontato in una classe composta esclusivamente di ragazze, che hanno dimostrato di gradire il tema della conversazione.
Dopo la lettura del primo paragrafo dell’art. 3 della nostra Costituzione, che sancisce la parità tra uomo e donna dal punto di vista giuridico e sociale, sono stati letti i seguenti titoli di articoli pubblicati di recente in alcuni quotidiani e siti Intertnet:
- Più donne al lavoro, ma la parità è lontana (da “Conquiste del lavoro” del 6-7 marzo 2010).
- In povertà 3,4 milioni di donne pensionate (da “Conquiste del lavoro” del 5 marzo 2010).
- Donne manager, poche e con stipendi più leggeri (da “Redazione Tiscali” dei primi giorni di marzo 2010).
- You Tube contro la violenza alle donne (da “La Repubblica” dell’11 febbraio 2010).
- Poche da sempre le donne in Parlamento (da “la Repubblica” del 17 aprile 2008).
- Espulse di produzione: sei ogni dieci licenziati (da “La Nazione” del 27 febbraio 2010, Cronaca di Arezzo)
- Le donne non fanno carriera. Nemmeno se rinunciano ai figli(da “La Nazione” del 9 marzo 2010)
Sono stati poi presi in esame alcuni dati tratti da quegli articoli:
- dal 1980 al 2008 il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro è aumentato, sia pure di poco, in Italia (dal 50,2 al 51, 7 per cento);
- le donne italiane abbandonano la scuola in una percentuale inferiore a quella dei coetanei maschi;
- agli esami le donne conseguono voti migliori rispetto a quelli degli uomini, il numero delle laureate supera quello dei laureati;
- nelle graduatorie dei vincitori ai concorsi pubblici le donne sono più numerose degli uomini.
Nonostante questi indubbi successi:
- il tasso di occupazione delle donne italiane è molto più basso rispetto a quello che si registra in tante nazioni europee, soprattutto perché in Italia scarseggiano i servizi per i bambini in età prescolare e per gli anziani, affidati quasi sempre alle donne;
- in Italia la componente femminile del corpo elettorale rappresenta il 52 per cento del totale, eppure nella scorsa legislatura le donne elette al Senato erano solo il 14 per cento degli eletti, alla Camera il 17 per cento, e i dati riferiti all’attuale legislatura non sono molto diversi;
- in situazioni di crisi economica, le donne sono ancora una volta svantaggiate anche perché vengono generalmente eliminate dalla produzione prima degli uomini.
Le studentesse hanno dimostrato, con alcuni interventi, di essere ben consapevoli di questi situazioni di disagio che le donne lavoratrici italiane devono affrontare ogni giorno. E non si fanno illusioni: il vittimismo non paga, i miglioramenti della condizione femminile in Italia saranno lenti e le donne italiane dovranno continuare a lottare duramente per conseguirli.
“Questo è un mondo che è sempre appartenuto al maschio”, ha scritto Simone de Beauvoir ne “Il secondo sesso”, ma molte donne nella storia hanno dimostrato di non essere inferiori all’uomo in nessun campo, neppure in quelli nei quali l’uomo sembrerebbe grandemente avvantaggiato, come quello militare.
Per dimostrare questa affermazione, è stata proposta la proiezione di alcune scene tratte dal film “Giovanna d’Arco”, di Luc Besson, nel quale si narra l’incredibile performance di quell’umile e inesperta contadinella francese diciassettenne, che riuscì a conseguire da un giorno all’altro risultati veramente miracolosi: convinse il suo sovrano a farsi affidare il comando di un esercito sconfitto e umiliato e con quello sbaragliò un nemico che sembrava ormai marciare verso una vittoria schiacciante e definitiva. Le scene visionate sono quelle in cui Giovanna si presenta ai comandanti dell’esercito francese, affronta a muso duro i loro pesanti sarcasmi, si veste da uomo e indossa corazza e spada, manda un ultimatum all’incredulo comandante delle truppe nemiche, riesce a rincuorare i soldati demoralizzati e li conduce ad una strepitosa e miracolosa vittoria.
Le ragazze hanno seguito la proiezione in “religioso” (è proprio il caso di dirlo) silenzio e con grande attenzione. Conoscevano già molto bene la storia di questa donna eccezionale e conoscevano anche il prezzo altissimo che aveva dovuto pagare per aver osato tanto.
L’ ANTEAS DI AREZZO SI CONFRONTA ANCORA UNA VOLTA CON GLI STUDENTI
Anche quest’anno l’Anteas di Arezzo ha voluto misurarsi e scambiare idee e opinioni con gli studenti delle scuole superiori del capoluogo. L’iniziativa – svoltasi nell’ambito del “Progetto Scuola e Volontariato in Toscana”, promosso dal Centro Nazionale per il Volontariato e finanziato da Cesvot, rappresentato, in Provincia di Arezzo, dall’operatrice Roberta Perlini – si è concretizzata, nello scorso mese di marzo, in due incontri con gli studenti di due classi terze dell’Istituto “Piero della Francesca” di Arezzo, alla presenza di una loro insegnante, la Prof. Nadia Fusai.
Durante il primo incontro, il confronto tra due volontari Anteas e gli studenti ha avuto per tema “Anziani e giovani si raccontano”, durante il secondo è stato affrontato l’argomento “Donne e società ieri e oggi”.
Dopo una breve autopresentazione e un’altrettanto breve presentazione dell’Anteas, il seguente brano di un articolo tratto da una rivista, scritto presumibilmente da un padre di famiglia, è stato usato come introduzione al primo argomento:
I figli non sono “doni del Signore”. Non sono neppure “carne della propria carne”. O, come diceva Mario Merola, il re della sceneggiata, “piezz’e core”. Sono piuttosto dei perfetti estranei che ti crescono in casa, e di cui non sai nulla. Fantasmi che ti girano intorno senza farsi notare troppo, e di cui non conosci i pensieri, i desideri, le paure. Capricciosi coinquilini da sedare con regolari iniezioni di televisione, sport e Internet. Abbastanza irresponsabili da spingerci a non fidarci di loro, ma abbastanza responsabili da farci ritenere di poterli abbandonare a loro stessi per gran parte della giornata. Fortuna che ci sono gli estranei ad occuparsene. C’è la scuola, ci sono gli amici, e c’è perfino lo Stato. (Andrea Maselli, “Computer idea” n. 258, del 3 marzo 2010, p. 4).
Successivamente, una breve presentazione del film “L’attimo fuggente”, di Peter Weir, ha preceduto la proiezione delle prime scene, che presentano la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 1959 nell’aristocratico college “Welton” in Vermont, le prime lezioni tenute da professori severi e tradizionalisti, l’arrivo, davanti agli allibiti allievi, del giovane prof. Keating, estroso, irriverente, anticonformista e insegnante di anticonformismo, oltre che di letteratura americana.
Alla proiezione è seguita una breve discussione con gli studenti, durante la quale sono state espresse le seguenti considerazioni: le società sono rette da regole che i membri sono tenuti a rispettare; i giovani, e non solo loro, spesso sono insofferenti nei confronti delle regole sociali; la scuola è una parte della società e ha le sue regole; alcuni gruppi e istituzioni scoraggiano in modo intransigente comportamenti non convenzionali; chi non rispetta le regole dei gruppi e delle istituzioni deve essere consapevole che c’è un prezzo da pagare, che può essere altissimo; tra insegnanti e allievi, tra padri e figli, tra giovani e anziani c’è spesso incomprensione; non è facile essere genitore, non è facile essere insegnante, non è facile essere giovane, non è facile essere figlio…
Il secondo argomento (Donne e società ieri e oggi) è stato affrontato in una classe composta esclusivamente di ragazze, che hanno dimostrato di gradire il tema della conversazione.
Dopo la lettura del primo paragrafo dell’art. 3 della nostra Costituzione, che sancisce la parità tra uomo e donna dal punto di vista giuridico e sociale, sono stati letti i seguenti titoli di articoli pubblicati di recente in alcuni quotidiani e siti Intertnet:
- Più donne al lavoro, ma la parità è lontana (da “Conquiste del lavoro” del 6-7 marzo 2010).
- In povertà 3,4 milioni di donne pensionate (da “Conquiste del lavoro” del 5 marzo 2010).
- Donne manager, poche e con stipendi più leggeri (da “Redazione Tiscali” dei primi giorni di marzo 2010).
- You Tube contro la violenza alle donne (da “La Repubblica” dell’11 febbraio 2010).
- Poche da sempre le donne in Parlamento (da “la Repubblica” del 17 aprile 2008).
- Espulse di produzione: sei ogni dieci licenziati (da “La Nazione” del 27 febbraio 2010, Cronaca di Arezzo)
- Le donne non fanno carriera. Nemmeno se rinunciano ai figli(da “La Nazione” del 9 marzo 2010)
Sono stati poi presi in esame alcuni dati tratti da quegli articoli:
- dal 1980 al 2008 il tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro è aumentato, sia pure di poco, in Italia (dal 50,2 al 51, 7 per cento);
- le donne italiane abbandonano la scuola in una percentuale inferiore a quella dei coetanei maschi;
- agli esami le donne conseguono voti migliori rispetto a quelli degli uomini, il numero delle laureate supera quello dei laureati;
- nelle graduatorie dei vincitori ai concorsi pubblici le donne sono più numerose degli uomini.
Nonostante questi indubbi successi:
- il tasso di occupazione delle donne italiane è molto più basso rispetto a quello che si registra in tante nazioni europee, soprattutto perché in Italia scarseggiano i servizi per i bambini in età prescolare e per gli anziani, affidati quasi sempre alle donne;
- in Italia la componente femminile del corpo elettorale rappresenta il 52 per cento del totale, eppure nella scorsa legislatura le donne elette al Senato erano solo il 14 per cento degli eletti, alla Camera il 17 per cento, e i dati riferiti all’attuale legislatura non sono molto diversi;
- in situazioni di crisi economica, le donne sono ancora una volta svantaggiate anche perché vengono generalmente eliminate dalla produzione prima degli uomini.
Le studentesse hanno dimostrato, con alcuni interventi, di essere ben consapevoli di questi situazioni di disagio che le donne lavoratrici italiane devono affrontare ogni giorno. E non si fanno illusioni: il vittimismo non paga, i miglioramenti della condizione femminile in Italia saranno lenti e le donne italiane dovranno continuare a lottare duramente per conseguirli.
“Questo è un mondo che è sempre appartenuto al maschio”, ha scritto Simone de Beauvoir ne “Il secondo sesso”, ma molte donne nella storia hanno dimostrato di non essere inferiori all’uomo in nessun campo, neppure in quelli nei quali l’uomo sembrerebbe grandemente avvantaggiato, come quello militare.
Per dimostrare questa affermazione, è stata proposta la proiezione di alcune scene tratte dal film “Giovanna d’Arco”, di Luc Besson, nel quale si narra l’incredibile performance di quell’umile e inesperta contadinella francese diciassettenne, che riuscì a conseguire da un giorno all’altro risultati veramente miracolosi: convinse il suo sovrano a farsi affidare il comando di un esercito sconfitto e umiliato e con quello sbaragliò un nemico che sembrava ormai marciare verso una vittoria schiacciante e definitiva. Le scene visionate sono quelle in cui Giovanna si presenta ai comandanti dell’esercito francese, affronta a muso duro i loro pesanti sarcasmi, si veste da uomo e indossa corazza e spada, manda un ultimatum all’incredulo comandante delle truppe nemiche, riesce a rincuorare i soldati demoralizzati e li conduce ad una strepitosa e miracolosa vittoria.
Le ragazze hanno seguito la proiezione in “religioso” (è proprio il caso di dirlo) silenzio e con grande attenzione. Conoscevano già molto bene la storia di questa donna eccezionale e conoscevano anche il prezzo altissimo che aveva dovuto pagare per aver osato tanto.
(Anteas di Arezzo)

